Gli italiani al telefono

Aventura Premium · Humor culturale

Gli italiani
al telefono

Studio scientifico sulla sopravvivenza acustica familiare

Dal soggiorno ascolto mio marito parlare al telefono con sua madre.

Dall’altro lato arriva una voce rapidissima, ansiosa, inarrestabile.

Una voce che non respira mai.

Letteralmente mai.

Le frasi escono una sopra l’altra come se il tempo fosse poco e il destino della famiglia dipendesse dalla quantità di informazioni trasmesse entro i prossimi trenta secondi.

È una specie di centrale operativa emotiva italiana attiva ventiquattro ore su ventiquattro dal 1962.

La madre parla velocissima.

Non esistono pause.

Non esiste punteggiatura.

Non esiste ossigeno.

“Che avete mangiato oggi?”
“Hai fatto la pasta?”
“Che salsa?”
“Hai messo l’aglio?”
“Non troppo aglio però!”
“Hai preso il basilico fresco?”
“Lei ha mangiato?”
“Eh.”
“Boh.”
“Eh.”
“Insomma.”
“Perché ieri avevi una voce strana.”
“Hai dormito?”
“Hai preso la giacca?”
“Mo che a Roma cambia il tempo!”
“Eeeeeh.”
“Mo.”
“Mo vediamo.”
“Eh vabbè.”

Da questa parte del telefono invece c’è mio marito.

Seduto.

Immobile.

Lo sguardo perso nel vuoto.

Come un uomo sopravvissuto a molte guerre interiori.

Le sue risposte sono brevi.

Vaghe.

Difensive.

Come se ogni parola in più potesse provocare un nuovo ciclo di domande.

Ed è incredibile perché lei capisce tutto.

Tutto.

Perfettamente.

Come se stessero usando un sofisticato sistema segreto di comunicazione sonora sviluppato dalle famiglie italiane nel corso dei secoli.

Io invece dal soggiorno cerco disperatamente di capire se:

  • stanno parlando di pasta
  • di medicina
  • del meteo
  • o del collasso definitivo della civiltà occidentale

A un certo punto la velocità aumenta ancora.

Le domande ormai si fondono in un’unica onda sonora ansiosa.

“Ma hai mangiato abbastanza?”
“Perché quella voce?”
“Ti sento stanco!”
“Ma allora l’hai fatta la salsa?”
“Quanto aglio hai messo?”
“Troppo aglio non va bene!”
“Copriti!”
“Mo che Roma è piena d’umidità!”
“Hai preso le medicine?”
“Non uscire sudato!”
“Ma la macchina?”
“Eh.”
“Boh.”
“Eh.”
“Insomma.”
“Mooo…”

Silenzio.

Poi improvvisamente:

“Addirittura?!”

Io alzo immediatamente la testa.

Perché “addirittura” in una telefonata italiana può significare:

  • tragedia familiare
  • dramma medico
  • due zucchine marce
  • oppure qualcuno ha usato troppo aglio

Dopo quarantacinque minuti mio marito tenta finalmente una debole fuga psicologica.

Con voce stanca dice:

“Basta…”

Piccola pausa.

Lei continua immediatamente.

“Ma allora domani che fate?”
“Lei esce?”
“Mangiate presto!”
“Chiudi la finestra!”
“Non prendete freddo!”
“Richiamami dopo!”
“Non ce la faccio più…”
“Lasciami in pace…”

Lui chiude gli occhi.

Respira lentamente.

Come un uomo arrivato al limite estremo delle capacità emotive maschili italiane.

Silenzio.

Tre secondi.

Poi la madre, con tono dolcissimo:

“Va bene amore…
ma ricordati l’aglio.”

Ed è lì che ho capito una cosa importante.

Gli italiani non usano il telefono per comunicare.

Lo usano per mantenere attiva la struttura emotiva nazionale.

Uomo al telefono durante una lunga chiamata italiana
Osservazione antropologica

In Italia una telefonata con la madre non serve a scambiare informazioni. Serve a verificare che il sistema familiare, climatico, digestivo ed emotivo sia ancora perfettamente operativo.

La travesía continúa...

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